Grembo: “Ovunque lo desideri” con Diana Caputo e Arianna Ciucci

Vi do il benvenuto su Grembo, racconti di latte (ep. 40)

Ciao, io sono Anna Acquistapace e vi do il benvenuto su Grembo, racconti di latte – una serie speciale di episodi dedicati all’allattamento.

Si dice spesso che l’allattamento sia la cosa più naturale del mondo e, in effetti, il latte materno è un nutrimento straordinario: sempre pronto. alla giusta temperatura, sostenibile, e fatto su misura per il nostro bambino o la nostra bambina.

Nella nostra cultura abbiamo davanti agli occhi immagini di allattamento fin dall’antico Egitto, quando la dea Iside veniva raffigurata mentre nutriva il figlio Horus. Eppure allattare non è affatto scontato. Naturale non significa sempre facile.

Avviare un allattamento sereno può essere una sfida. Ci sono ostacoli, dubbi, momenti di fatica, ma come in ogni passaggio delicato della vita, ciò che fa la differenza è il sostegno che riceviamo, quello che ci aiuta a trovare una posizione più comoda, uno spazio sicuro, una parola gentile.

Per questo vogliamo raccontarvi le storie di latte. Ascolteremo voci di mamme che condivideranno la loro esperienza con tutte le sfumature che portano con sé. Lo faremo insieme ad un’ostetrica e consulente dell’allattamento, Arianna Ciucci, che ci offrirà la sua prospettiva di esperta. Arianna è anche autrice del libro “La buona nascita”, edito da San Paolo, e lavora nell’associazione Gepo.

Certo, Iside era una dea, ma anche noi non siamo da meno. Avere accanto qualcuno che ci accompagna, ci ascolta e ci informa può davvero fare la differenza per vivere questa esperienza in modo più consapevole e soprattutto più nostro. Buon ascolto!
Se volete sostenere questo progetto, iscrivetevi al canale, lasciate le vostre recensioni e condividete gli episodi con le persone a cui volete bene.

“Racconti di latte”, sponsored by Inglesina

PPrima di lasciarvi all’ascolto di questo episodio, vorrei dedicare un momento a parlare del brand che ha reso possibile questa produzione, Inglesina.

C’è qualcosa di profondamente misterioso nel momento in cui un bambino arriva al mondo. È la vita che si rivela in uno sguardo nuovo che incontra il nostro per la prima volta. Quello sguardo è prezioso e nasconde un’emozione che ci fa sentire parte di qualcosa di più grande.

Quello sguardo lo conosce bene Inglesina, che dal 1963 accompagna le famiglie in questa trasformazione. Ogni prodotto che crea nasce dall’attenzione, dallo studio, dalla comprensione profonda dei bisogni di chi nasce e di chi accoglie, perché Inglesina sa quanto sia importante il benessere dei più piccoli e avere gli strumenti giusti per affrontare questo viaggio con consapevolezza, sicurezza e fiducia.

Credo fermamente, come Inglesina, che prendersi cura dei più piccoli significhi prendersi cura del futuro. Sosteniamo le mamme, i papà, le famiglie, perché ogni bambino che nasce porta con sé lo spettacolo della vita. 

E ora lasciamoci sorprendere dalle storie di Grembo. Buon ascolto!

Introduzione

Conoscere il proprio corpo. La maternità può essere anche questo: un’occasione preziosa per tornare a conoscerci e riscoprire il proprio corpo. E se parliamo di allattamento ci accorgiamo che è un vero e proprio viaggio dentro la cultura del femminile, una cultura della quale, negli anni, abbiamo un po’ perso l’alfabeto.

Non siamo più abituate a vedere un corpo, una mamma che allatta.

Spesso, anche gli spazi fisici non sono pensati per accogliere quello che è un gesto di nutrimento e di cura. Anche perché, diciamocela tutta, quante volte questi spazi coincidono con luoghi “non troppo consoni”, come i bagni? 

Diana Caputo è mamma di due bambine, Adele e Carolina, che ha allattato entrambe per un anno e mezzo. Due storie che lei ha definito come «storie di amore», in cui la meraviglia e lo stupore sono diventati la spinta per condividere la sua esperienza e per creare “cerchi di mamme”, momenti di incontro e di sostegno che sono preziosi. 

Diana, infatti, è mamma peer e si è formata per offrire supporto e sostegno ad altre mamme con consigli pratici, ma anche con la consapevolezza dei propri limiti e di quanto è importante rivolgersi a dei professionisti. Le mamme peer sono figure davvero importanti, perché sanno accompagnare con empatia e condivisione chi sta vivendo lo stesso percorso.

In questo episodio, insieme all’ostetrica Arianna Ciucci, abbiamo parlato anche di ritorno all’intimità e di come conciliarlo con l’allattamento. Abbiamo affrontato il tema dei cambiamenti del seno, dopo l’allattamento, e ci siamo interrogate su un passaggio delicato per molte donne: il rientro al lavoro. Se lo si desidera e si ha la possibilità, continuare ad allattare quando si ritorna al lavoro può sembrare non semplice.

In fin dei conti è un lavoro nel lavoro! 

In questa intervista abbiamo evocato un’immagine molto bella, che vi riporto: quella della poppata al rientro a casa dopo una giornata via. Può diventare un momento bellissimo di riconnessione con il proprio bambino e la propria bambina. Uno di quei momenti che è bello custodire con cura, in un angolino della propria memoria.

Intervista a Diana Caputo

[Anna] – Ciao! Benvenute! Benvenuta a Diana!

[Diana] – Grazie mille, ciao a tutti!

[Anna] – Benvenuta Arianna!

[Arianna] – Grazie a te! 

[Anna] – Oggi siamo qui per raccontare la tua storia di latte, Diana, e siamo in compagnia di Arianna Ciucci

[Anna] – Direi di partire con le presentazioni! Quindi ti chiedo, Diana, di presentarti e dirmi: chi sei, quanti anni hai, dove vivi, di cosa ti occupi e da chi è composta la tua famiglia.

[Diana] – Ok. Allora, mi chiamo Diana, sono una naturopata, che in realtà, come lavoro, ha anche un tema “ibrido”, perché lavoro anche nell’editoria digitale, quindi affianco queste due professioni. E sono mamma di due bambine, Adele di 7 anni e Carolina di 4 anni. 

[Diana] – Viviamo sul Lago Maggiore attualmente. Abbiamo fatto, non da tantissimo tempo, un grande salto, un grande passaggio dalla città, vivevamo a Milano. Poi per un periodo siamo stati in provincia e poi abbiamo deciso che la “vibrazione nuova”, che era insomma più congeniale alla nostra famiglia, era spostata dal grande centro abitativo e siamo andati sul Lago Maggiore. 

[Diana] – Un posto, in realtà, che è un mio posto del cuore, perché io ho passato con la mia famiglia d’origine, insomma, tantissime estati della mia vita là. Quindi sono tornata un po’ in questo ambiente per me molto familiare, effettivamente congeniale in questo momento per me e la famiglia.

[Anna] – Con l’aria più buona decisamente rispetto a Milano, senza nulla togliere ai milanesi…ma sicuramente c’è un’aria migliore!

[Diana] – In effetti è stata una delle tematiche che più ci ha spinto, proprio quella dell’aria, un po’ anche per tematiche “allergie e cose”…però anche proprio, nella linea generale, abbiamo il bosco dietro e il lago davanti, quindi!

[Anna] – Grande qualità di vita! Quindi la famiglia è composta da Adele, Carolina…

[Diana] – Adele, Carolina, io e mio marito, Giuseppe.

Una grande fame di progetti

[Anna] – Raccontami un po’, facciamo un breve excursus su questa famiglia. Come ti sei incontrata con Giuseppe? E come sono arrivate le vostre figlie? Com’è andata la gravidanza e il parto?

[Anna] – Lo sai che facciamo episodi di solito solo su questo, ma visto che dovremmo parlare di allattamento, però, facciamo una panoramica, ecco, generale.

[Diana] – Allora, facciamo questo passo indietro. Io e il mio compagno ci siamo conosciuti a un corso di teatro.

[Arianna] – Ah, che bello!

[Diana] – Sì, sì, sì. È stato è stato un incontro in un ambito particolare, perché è un ambito comunque esplorativo, no? In cui si conosce tanto di se stessi, si sperimentano cose col corpo, con il suono, la voce, il movimento. Ed è stato un avvicinamento molto spontaneo, molto bello. 

[Diana] – Da qui poi, entro un annetto siamo andati a vivere insieme, eravamo ancora a Milano.

C’era probabilmente tra di noi una grande fame di progetti.

[Diana] – In breve abbiamo deciso, insomma, avevamo in animo, chiaramente tanto, di diventare genitori e, così, è iniziata la ricerca della della prima bimba. Contemporaneamente, come dicevo, ci siamo spostati fuori da Milano e abbiamo cercato subito un contesto un pochino più verde, per provare a dare un contorno meno caotico, ecco, alla nascita della nostra prima bambina.

[Diana] – E, in effetti, così è stato. Realmente il trasferimento è stato poi vicinissimo alla nascita, perché noi siamo entrati nella casa nell’hinterland milanese il primo di dicembre e io ho rotto le acque il 12 [dicembre].

[Anna] – Giusto in tempo! 

[Ridono, NdR]

[Anna] – Con gli scatoloni ancora in giro!

[Diana] – Non avevo neanche ben capito com’era fatta la casa…Assolutamente sì!

Il primo parto, l’incontro e il supporto

[Diana] – Una notte, appunto, ho rotto le acque e questo parto è stato un parto proprio travagliato, nel vero senso della parola, in senso letterale. 

È stato molto lungo perché, appunto,  alla rottura delle acque in realtà non è seguito subito l’avvio del travaglio. 

[Diana] – Ho avuto contrazioni irregolari e sporadiche per 24 ore. Quindi chiaramente poi sono andata in ospedale, sono stata ricoverata queste 24 ore e poi c’è stato questo tema, che per me era forte, di non voler avere l’induzione

[Arianna] – Ed eccola lì!

[Diana] – Però era proprio lì, no? Io avevo i fogli in mano da firmare, ma non li volevo firmare…e alla fine ho fatto un po’ una cosa che vedo quasi un po’ “miracolosa”. Io credo tantissimo nel potere dell’intenzione e, probabilmente, si sono unite queste energie in modo che, tipo all’ultimo minuto possibile, queste contrazioni sono partite e quindi non ho fatto l’induzione.

[Diana] – Da lì sono servite altre 7 ore per la nascita di mia figlia, quindi è stata veramente lunga…

[Anna] – Faticosa!

[Diana] – Sì, veramente tanto!

[Diana] – E, dunque, una cosa che, nel parto, ho capito che aveva un’importanza particolare…l’ho realizzata, in realtà, dopo! È il fatto che, nelle ultime fasi, ho ricevuto delle parole “non troppo gradevoli” e proprio nei momenti in cui io stavo dando tutta me stessa e non potevo fare più di così.

In realtà non ho avuto quel supporto, anche fosse solo a parole, che mi serviva. 

[Diana] –Tant’è che poi, grazie al cielo, c’è stato un cambio turno e gli ultimi minuti sono stati veramente miracolosi.

[Anna] – Un’altra storia!

[Diana] – Sì, c’è stato incoraggiamento, supporto, ma proprio ho visto il cambio di quanto, poi, le cose sono finalmente andate come dovevano andare. Quindi finalmente la bimba è nata!

[Anna] – Com’è stato il primo incontro?

[Diana] – Non so neanche se potrei avere le parole per descrivere, perché con lei, forse proprio per i primi anni, ho avuto un attaccamento veramente… 

Sentivo proprio il fatto che fosse parte di me, che fosse proprio una parte del mio corpo, non so come dire, quindi avevo un attaccamento viscerale.

[Diana] – Tant’è che quando lei ha avuto un piccolo problema con la bilirubina alta – quindi è stata messa sotto la lampada, quindi me l’hanno allontanata per un po’ di ore – mi sembrava una roba impossibile. 

[Diana] – Però in quel momento, invece, in realtà sono stata molto supportata perché mi portavano, mi facevano andare, mi hanno supportato col fatto di usare il tiralatte, mi chiamavano per allattarla. Quindi, insomma, da quel punto di vista sono stata molto accolta anche in questo senso. 

[Anna] – E seguita.

[Diana] – Sì, anche seguita molto bene.

L’avvio dell’allattamento con Adele e con Carolina

[Anna] – Infatti, citavi il tiralatte, quindi l’allattamento come si è avviato?

[Diana] – Allora, si è avviato…si è avviato!

[Ridono, NdR]

[Anna] – Ed è già qualcosa!

[Diana] – Esatto, è già qualcosa!

[Arianna] – Sufficientemente bene!

[Diana] – Sì, sufficientemente bene, ad oggi, se lo guardo indietro! Perché, chiaramente, per quanto io avessi seguito due corsi preparto:

Chiaramente alla prima esperienza siamo tutti spaesati!

[Diana] – Quindi, eh, sì, non si è attaccata “subitissimo”, però si attaccava. Poi prima abbiamo avuto questo momento, insomma, in cui l’allontanamento non ci ha agevolato, però abbiamo tirato il più possibile.

[Anna] – Avete “recuperato”!

[Diana] – Sì!

Le cose si sono avviate, però ho avuto tanti piccoli “problemini”: l’ingorghino e la perlina di latte, la candida al seno, tutta una serie di cose che sono state un pochino faticose, no? Però io sono abbastanza una testa dura, quindi avevo in animo di continuare questo allattamento e così è stato, poi, in realtà per un anno e mezzo.

[Diana] – Quindi insomma poi è andata molto bene. È andata molto bene dovendo un po’ sgomitare, ecco, quello era.

[Anna] – Certo, certo.

[Anna] – E invece con Carolina la storia [di allattamento, NdR] è stata un po’ diversa? E in cosa?

[Diana] – Sì, la storia è stata un po’ diversa perché io, già nel mentre che allattavo Adele, mi sono innamorata dell’allattamento, quindi ho iniziato subito a cercare di capire se c’era un modo per saperne di più, per capire come funzionava. 

E quindi quando è nata Carolina avevo già una serie di informazioni in più, ero già un pochino più pronta, ovviamente dall’esperienza, ma anche da questi corsi che avevo seguito. 

[Diana] – In effetti con lei non so se sarebbe successo in ogni caso, comunque lei si è attaccata subito dopo il parto ed è stato un allattamento bello, proprio bello, che si è concluso anche serenamente – a differenza della prima esperienza, che lì è stato un po’ difficile il “come smettere”. Quindi sono stata molto contenta del secondo, sì.

[Anna] – Ehm quindi sei rientrata a casa, allattamento avviato e diciamo hai trovato il tuo ritmo con l’allattamento. Era un allattamento esclusivo, giusto?

[Diana] – Sì, sì, era un allattamento esclusivo. Sì. Anche lì, io ci tenevo, [ero] “talebana”, doveva essere così. Ma siamo riusciti, insomma, a tenere questo ritmo. 

[Diana] – Devo dire, sì, “ritmi”, per modo di dire, nel senso che all’inizio non avevo neanche capito bene che dovessero esserci dei ritmi. Poi lei dormiva pochissimo, quindi era un giorno-notte, ogni due ore, non si sa dove, quando…

Perché era tutto un po’ improvvisato, devo dire la verità. 

[Diana] – Anch’io non avevo neanche l’idea precisa che durante la giornata fosse meglio scandire, magari. Quindi è stata vissuta proprio un po’ tutto così di getto, tutto così di petto, però ho fatto tanta esperienza. Ecco, poi, pian piano ho capito.

Gli spazi per l’allattamento

[Anna] – Certo. E vorrei parlare di un tema che riguarda l’allattamento, che ha a che vedere con gli spazi. Perché, a mio avviso, esistono due tipologie di spazi. Uno pensa subito allo spazio fisico, quindi c’è un tema pratico del dove allattare. Stiamo parlando ovviamente di quando siamo fuori casa, quando siamo in giro, dove sedersi, dove trovare uno spazio vagamente igienico, tranquillo, silenzioso, pulito, anche al riparo da sguardi. 

[Anna] – E poi c’è una necessità di spazi invece di incontro, perché non siamo più abituati a vedere allattare le altre mamme e, per questo motivo – l’abbiamo già detto spesso in questi episodi – vedere allattare altre mamme in cerchio è qualcosa di molto prezioso. 

[Anna] – E quindi vorrei fare intanto una domanda a Diana molto semplice e pratica, cioè come ti organizzavi per allattare fuori casa? Quanto hai trovato spazi fisici adeguati ai tuoi bisogni e quanto, in caso, ha pesato il giudizio sociale sull’allattamento?

[Diana] – Allora, mi viene da sorridere perché “come mi organizzavo?”, non mi organizzavo! Nel senso che io allattavo un po’ dappertutto, onestamente

Ho cercato da subito di superare un po’ questa pressione sociale, tra virgolette, per cui se eravamo in giro io allattavo dov’ero. Ho allattato veramente ovunque. 

[Diana] – Forse il posto più “assurdo” – perché dicevamo anche l’igiene del dove allattare – io mi sono trovata anche ad allattare sull’autobus. Perché ero fuori con una mia amica, ci siamo intrattenute di più e io non avevo calcolato bene i tempi, ero sull’autobus per tornare a casa e aveva fame. Non avrei potuto aspettare il rientro a casa, quindi ho allattato veramente dappertutto. 

[Diana] – Mi ricordo, però, che quando giravamo così, magari vedevo questi spazi…perché mi viene in mente proprio che in certi negozi magari c’è il corner proprio adibito, questi Baby Pit-Stop che mi è capitato di vedere in giro. Ero molto felice di vederli, però credo di non averli mai usati, perché magari non era il momento che per me era necessario, no?

[Anna] – È anche difficile mapparli. Non è che c’è un luogo che dici “Nella mia città, grande o piccola che sia…”

[Diana] – “So che vado lì…”

[Anna] – “E lì c’è un posto”! Devi farlo un po’ con l’esperienza, magari.

[Diana] – Sì. E infatti succedeva esattamente questo: che lo trovavo per caso, dicevo “Oh, ma che bello!”

[Anna] – “Peccato che adesso non è il momento!”

[Diana] – Esatto, “non mi serve!”. Però mi ricordo proprio che pensavo che questa attenzione di comunque riservare un angolo un pochino più intimo, più riparato, è una cosa molto bella. Mi faceva veramente piacere e poi pensavo “dovessi ritornare, lo tengo a mente”. 

Però io sono andata sempre abbastanza dritta sul fatto che era una nostra esigenza e lo era ovunque, quindi ho veramente allattato ovunque. 

[Diana] – Però devo dirti che il tema del gruppo, quindi di allattare in gruppo, per me è stato fondamentale, grandissimo. Io ho frequentato tanto, quasi settimanalmente, uno spazio, proprio uno spazio allattamento dove si poteva andare. Era in un’associazione di Milano dove si poteva andare gratuitamente e c’era l’ostetrica di riferimento a cui si potevano fare domande eccetera. E le mamme che volevano si trovavano. 

[Diana] – Per me era una cosa preziosissima e, a volte, andavo anche semplicemente per stare. Magari arrivavo, siccome avevo comunque un pezzettino di strada da fare con lei piccolina, magari lei si addormentava nel viaggio e poi era capace che dormiva tutto il tempo che stavo là. 

Però il fatto di essere in cerchio con altre mamme e sentire le storie è stato veramente prezioso.

[Arianna] – Che bello!

Sentire gli sguardi esterni sul seno

[Anna] – E a livello invece di “sguardi dall’esterno” hai mai ricevuto commenti, anche un po’ spiacevoli, o anche solo sguardi?

[Diana] – Allora, commenti non mi è successo, ma sguardi sì. Io…[Copre gli occhi, NdR]

[Anna] – Paraocchi e “va bene”!

[Arianna sorride, Ndr]

[Diana] – Non so, forse in questo senso ero “più pronta” a sentire, a percepire che intorno a me…Anche al centro commerciale: uno fa la spesa, poi usciamo, mi siedo lì. 

Lo so, lo sentivo, lo percepivo, però lo accettavo. Nel senso che è una cosa che chiaramente non fa piacere, però ero come consapevole che questa cosa potesse accadere.

[Diana] – Non ho mai deciso di tirarmi indietro o magari di trovare proprio per forza l’angolo più riparato. Se c’era, benissimo, lo sfruttavo, ma se non riuscivo, ho deciso di passar sopra a questa cosa. 

Mi volete guardare in modo strano? E ok, questo è!

[Anna] – Questo è, fatevene una ragione!

[Anna] – Sì, perché, in effetti, allattare in pubblico oggi può essere considerato per certi versi anche un gesto politico, nel senso che per alcuni vedere una mamma che allatta crea “scandalo”. Poi c’è chi magari non riesce a verbalizzare, ma uno sguardo può essere comunque molto pesante.

Ed è così che il seno da nutrimento torna ad essere quell’oggetto sessualizzato. 

[Anna] – Come possiamo, Arianna, riappropriarci invece di questa funzione nutritiva naturale? E come possiamo noi, come donne, andare oltre questo giudizio?

[Diana] – Mmmm!

[Arianna] – Oggi sei “carina”!

[Ridono, NdR]

[Anna] – Dai dai, partiamo “facile”; poi ci sarà di “peggio”!

[Arianna] – Facile, oh! 

[Ridono, NdR]

Riappropriarsi della cultura del femminile

[Arianna] – Allora, mi sono venuti in mente, in questo dialogo con Diana, un sacco di punti. Il primo passaggio, mi viene da metterlo lì in una parola che è cultura. Quale cultura?

Cultura del femminile. 

[Arianna] – Ecco, purtroppo, per prime noi donne non ci conosciamo, non ci conosciamo in questo corpo, nelle sensazioni, nelle funzioni, nei cambiamenti, nei cicli e quindi mi sembra che ci manchi proprio un po’ l’alfabeto, che è quello che poi ci conduce a vivere serenamente alcuni passaggi. 

[Arianna] – Spesso mi trovo a incontrare donne che si creano molti problemi su questo punto dell’allattamento, perché è un qualcosa che magari iniziano a “masticare” a 35 anni, quando affrontano la gravidanza, e fino a quell’istante è stato un qualcosa che non hanno preso in considerazione, non hanno pensato, non hanno pensato che quella parte del corpo avesse anche questa funzione.

Quindi io penso che quello su cui maggiormente bisogna lavorare è proprio il riappropriarsi – da parte del femminile, ma non solo, anche a livello un po’ sociale – di quella che è la parte corporea. Ok?

[Arianna] –  [La parte corporea] con, ribadisco, tutte le sue funzioni. Quindi una cosa non toglie l’altra, una cosa non preclude l’altra. È proprio l’iniziare a masticare, in maniera diversa, le mille potenzialità che abbiamo. 

[Arianna] – Mi viene in mente una cosa e proprio lo sto vivendo in questo periodo sulla mia pelle, come noi viviamo immersi in una cultura, in modi di fare ecc., che proprio ci entrano senza accorgerci, no? Ci entrano proprio sotto pelle e, proprio l’altro giorno, stavo facendo una riflessione su questa cosa e mi dicevo: 

Un bambino o una bambina, che cosa si portano a casa di quello che è il significato di un seno di una donna? 

[Arianna] – Le immagini in giro sappiamo cosa sono. Quello che si riceve dai social, sappiamo i messaggi quali sono. E a scuola non si affrontano gli argomenti e quindi c’è veramente un buco. Se per caso entra una bambola in casa per giocare, insieme alla bambola si regala il biberon: è logico che poi io arrivo a diventare madre e mi manca proprio l’ABC. Ecco, quindi io penso che il primo passaggio sia cultura e cultura del femminile. 

[Arianna] – E aggiungo una cosa a quello che ha detto lei [Diana]. I Baby Pit-Stop un pochino si possono andare a ricercare perché c’è una mappa – non so se è aggiornatissima. Sono un posto veramente ricco, protetto. Ad esempio, non amo assolutamente invece gli spazi – che sono già un qualcosa, però – creati nei centri commerciali, che sono di fianco ai bagni. Io lo penso…

[Diana] – Sì è vero!

[Arianna] – Terribile, terribile. Non diresti mai a una persona adulta: “prenditi il toast e vai là a mangiarlo!”. Quindi anche quello fa parte della cultura!

Una donna che allatta sta nutrendo il suo bambino e lo deve fare in un posto dignitoso e profumato.

[Anna] – Aggiungo, oltre al bagno, [quello] è anche il luogo del cambio pannolino che, spesso, nei centri commerciali rimane lì tutto il giorno e tu entri e c’è un odore acre..

[Arianna] –  Esatto. 

[Anna] – Che non può conciliare un allattamento!

[Arianna] – Certo.

[Anna] – Al seno o al bibe che sia! Non è un luogo. Io infatti quando dicevo “mappare” pensavo proprio ai centri commerciali. È vero, lì ce ne sono tanti ed è bene che ci siano, perché sennò lì dentro non c’è un luogo [adatto].

[Arianna] – È un semino, certo!

[Anna] – Bene, però possiamo migliorare. 

[Arianna] – Assolutamente!

Il seno tra allattamento e intimità

[Anna] – Arianna, continuo a rimanere su di te per, diciamo, raddoppiare la dose e andare un po’ più a fondo del tema, per entrare più in una sfera un po’ più privata e intima. Perché, così come abbiamo appena detto, in pubblico rivendichiamo un po’ il diritto a non essere sessualizzate – lo dobbiamo fare su noi stesse, sugli altri – nel delicato cammino che riporta la donna a vivere la sessualità dopo il parto, il seno è un capitolo, secondo me, integrante e generalmente poco affrontato quando si parla di allattamento. 

[Anna] – E quindi volevo chiederti come si può integrare, senza conflitto, l’esperienza di un seno che allatta con quella di un seno che resta anche erotico e identitario?

[Arianna] – La risposta è sempre la “stessa”, nel senso: con la cultura del femminile. 

[Anna] – Beh, lo sottolineiamo!

[Arianna] – Lo sottolineiamo! Nel senso che, questo corpo – che ti dicevo prima – è un corpo che va conosciuto, per prima da me donna, ma in parallelo da quello che è il mio partner, da quello che vive con me. Io penso che il primo passaggio per ritrovarsi di una coppia ritrovi proprio la sua radice profonda, non tanto in quello che è “ritroviamo una sessualità”, ma il primo passaggio è “ritroviamo un’intimità”, che fa molto la differenza.

Quando si diventa genitori si diventa genitori, ok? E inevitabilmente il rapporto tra di noi cambia, inevitabilmente c’è un qualcuno in più nella nostra famiglia che porta sicuramente ad avere sensibilità e bisogni differenti, non si può pensare di ritrovare le cose come prima. 

[Arianna] – E allora il primo grossissimo passaggio è appunto, per prima, conoscersi e chiedere, magari, e aiutare magari anche la persona che abbiamo di fianco a percepire le sue diversità, ma soprattutto le mie, di corpo di donna.

[Arianna] – [Un corpo di donna] che in ogni caso ha vissuto una gravidanza, che potrebbe avere delle cicatrici da questa gravidanza, da questa nascita e che, quindi, potrebbe avere delle sensazioni anche magari che non si aspettava di avere rispetto a questo seno che nutre. Ok?

Tante donne, per un po’ di tempo, hanno bisogno che questo seno che sta nutrendo faccia solo quello e non faccia parte di una sfera di intimità e di sessualità. 

[Arianna] – Quindi io penso che proprio il passaggio sia nell’ascolto, nella comunicazione, nell’aiutarsi a conoscersi e riconoscersi in maniera diversa. E questo mi viene appunto da associarlo al termine di intimità, cioè quella conoscenza che va oltre, che entra in profondo, che entra in quello che è il sentire delle persone diverse e inevitabilmente modificate dalla nascita di questo bambino.

[Anna] – Grazie!

[Arianna] – Prego!

[Anna] – Dai, che sei riuscita a rispondere benissimo.

[Diana] – Vero, proprio vero!

Come cambia il seno con l’allattamento

[Anna] – E a proposito di corpo di donna. Torno sulla tua storia, Diana, perché vorrei affrontare un altro argomento “bello difficile”, ma secondo me necessario, che riguarda proprio il tema del cambiamento del seno dopo l’allattamento. Tu hai raccontato che hai lattato Adele per un anno e mezzo?

[Diana] – Sì, anche Carolina, più o meno allo stesso tempo. Sì.

[Anna] – Ok. E hai notato tu un effettivo cambio?

[Diana] – Beh, sì, diciamo che sì, assolutamente sì. Mi viene da sorridere anche qui, nel senso che io ho avuto questi “mesi di gloria”…

[Ridono, NdR]

[Anna] – Ecco, parliamo anche dei mesi di gloria, perché sono una cosa bella!

[Diana] – Sì, sono una cosa obiettivamente da mettere nero su bianco. Diciamo che non essendo particolarmente prosperosa, questi mesi per me sono stati proprio dei mesi molto belli. E va detto, però ecco, inevitabilmente dopo…Come c’è – come dicevamo – un cambiamento nel corpo che ha dato alla luce ecc. 

Il seno che ha nutrito inevitabilmente è un seno che cambia, quindi sì, l’ho notato, l’ho visto. 

[Diana] – Non dico che l’accettazione sia banale, perché comunque eh, è un lavoro, secondo me, che va fatto e su cui andrebbe messa anche attenzione. Però assolutamente sì. 

[Diana] – E anche in relazione a quello che dicevamo prima, ho notato anch’io parlando tanto con le mamme, che queste tematiche tendono a non essere affrontate, né prima né dopo. Però quando magari in un cerchio di donne, o quando ci si riunisce così, quando viene fuori magari una persona che inizia a dire “Ma, io, però, ho questo problema”. Si spalancano di solito le acque…

[Anna] – “Anch’io, anch’io, anch’io, anch’io”. 

[Diana] – E viene proprio a macchia d’olio, no? 

Si sente proprio la necessità magari di condivisione di queste tematiche veramente tanto intime, più riservate, ma che in realtà sono la storia un po’ di tutti, quindi anche proprio del cambiamento del corpo, il cambiamento del seno.

[Diana] – Come dicevamo, magari alcune mamme scelgono prima addirittura di non intraprendere la strada dell’allattamento per questa paura, che poi chissà se…

[Anna] – È reale

[Diana] – È legittima, è reale e va accolta in quanto tale. Però chissà se è la strada, se è l’ottica giusta, ecco, in cui vedere questo percorso o magari ci sono delle prospettive diverse.

[Anna] – Ci sono prospettive diverse, Arianna? Cioè, nel senso, questa era proprio una domanda molto tecnica che ti volevo fare, cioè è vero che l’allattamento modificherà per sempre il seno della donna? 

[Anna] – Come cambia il seno della donna dopo aver allattato? Quali sono i falsi miti? Qual è invece la realtà delle cose?

[Arianna] – È la vera verità. Nel senso, ma non l’allattamento, la gravidanza cambia la donna in toto, quindi non è soltanto il seno. 

La gravidanza significa far spazio a una creatura nel nostro corpo e quindi inevitabilmente questo corpo attraversa delle modificazioni più o meno evidenti. Ci sono parti del nostro corpo che cambiano e noi non lo sappiamo nemmeno, però sono cambiate. 

[Arianna] – Banalmente ci sono un sacco di studi su come cambia il cervello della donna nel dopo-parto e cambia per anche un sacco di anni, però non si vede e quindi è un qualcosa che mettiamo lì [indicano in alto, negli spunti su cui ragionare, NdR].

[Arianna] – Quindi, l’arrivo di un figlio inevitabilmente cambia il corpo, indipendentemente poi nel qui e ora dell’allattamento, dalla decisione di allattare o non allattare, nel senso che la mammella sappiamo che, durante il primo trimestre di gravidanza, si prepara all’allattamento, quindi indipendentemente dal desiderio o da come andrà poi quella storia di allattamento.

[Arianna] – Il corpo prevede nella biologia che, una volta che nasce un bambino, parta questo fenomeno dell’allattamento e quindi non è che ci può pensare il giorno che è nato, ma ci pensa già in gravidanza con delle grosse modificazioni che sono appunto le modificazioni che fondamentalmente arrivano, come vi dicevo prima, nel primo trimestre di gravidanza.

Solitamente si ha questa “tensione”, il seno che talvolta cambia anche di poco, di una, due taglie, cose simili. Cambia il colore dell’areola, si ingrossa, chi ha avuto i capezzoli introflessi, talvolta diventano estroflessi nell’arco della gravidanza e si imbibisce di liquidi nell’ultimo periodo. Quindi è un seno, una mammella che lavora indipendentemente da quello che poi sarà. 

[Arianna] – Poi, è vero che quando i liquidi se ne vanno, gli ormoni pure e via dicendo, c’è un corpo che segna questo passaggio non solo nel seno, nei fianchi, nella diastasi, nella pancia, nel cervello! Quindi un passaggio c’è!

[Arianna] – Mi viene da ritornare al discorso di prima, “se noi donne conoscessimo il nostro corpo”. Come giustamente dicevi, Diana, poi non significa che ci faccio i conti facilmente con questa cosa, perché in ogni caso devo entrarci dentro, capirla, conoscerla e capire qual è la strada migliore per me. Però, se ci conoscessimo, se entrassimo più in relazione con quello che ci avviene in tutti i cicli della vita, forse arriveremmo meno stupite, mi verrebbe da dire.

Il bisogno di sostenere le mamme

[Anna] –  Ritorniamo sulla tua storia [Diana], perché dalla tua esperienza di allattamento è nata anche una forte consapevolezza del bisogno di sostenere le mamme. Abbiamo parlato dei cerchi di mamme e da lì è nata poi una formazione per te come mamma peer. Mi racconti da dove è nato questo progetto e, poi, che cosa significa?

[Diana] – Questa voglia di aiutare le altre mamme – e penso, in questa risposta, di essere un po’ “portavoce” di tutte le mamme peer – nasce proprio dal desiderio di dare quello che avremmo voluto ricevere in tutti i vari momenti di difficoltà che ci sono stati, tra allattamenti poi ben riusciti e allattamenti magari meno riusciti. Sì, la sentiamo veramente tanto questa questa idea, il dire «se però avessi saputo, se fossi stata sostenuta, se qualcuno mi avesse detto».

[Diana] – Questa cosa si è unita all’amore che io ho provato allattando. Per me era una cosa così bella che bisognava sostenerla anche nelle altre mamme. E avevo talmente un giovamento anche nel trovarmi con le altre donne, con le persone che mi hanno supportato, che questa cosa mi ha praticamente travolto un po’ a vortice, devo essere sincera. Io subito mi sono mossa un po’ per cercare di formarmi, trovare qualche notizia in più. 

[Diana] – In realtà ero già un po’ nel flusso perché io, alcuni anni prima di diventare mamma, dal 2015 avevo intrapreso un percorso di studi di naturopatia, quindi ero già in questo flusso di formazione. Non avevo ancora finito la scuola quando sono diventata mamma, quindi comunque io studiavo, nel frattempo studiavo, e quindi ho detto “Ma perché non aggiungere questa parte?”.

[Diana] – E così ho iniziato, ho frequentato alcuni corsi di formazione e quello poi più bello è stato quello che ho seguito con la mia ostetrica, che tra l’altro è l’ostetrica con cui ho fatto il primo corso preparto, l’ostetrica Tiziana, e lei è stata proprio la mia formatrice, il mio punto di riferimento. 

Che cosa significa essere “mamma peer”

[Diana] – Sono diventata Mamma Peer nel 2019/2020, e da lì non ho mai smesso, nel senso che nel mentre che io stessa allattavo, facevo mille altre cose e, non di rado, magari ero al telefono con altre mamme…

[Anna] – Esatto. In che cosa consiste concretamente il lavoro di una mamma peer?
[Diana] –  Allora funziona proprio a “sostegno da mamma a mamma”.

[Diana] – Noi abbiamo, appunto, ricevuto una formazione  – non è una formazione a livello professionale chiaramente, ma abbiamo ricevuto quelle nozioni che ci consentono di supportare una mamma, a livello anche emotivo, rispetto alla difficoltà che sta vivendo. 

[Diana] – Riconoscere se sta vivendo magari una difficoltà che con dei consigli pratici, anche per esempio sulle posizioni da adottare, piuttosto che le tempistiche, l’organizzazione della giornata, insomma nozioni che possono proprio aiutarla a gestire, magari superare quei piccoli disagi

[Diana] – Siamo anche formate per capire quando invece la nostra competenza ha limite, deve fermarsi e quindi poi passiamo chiaramente la palla alle persone con una competenza sanitaria.

[Anna] – Cioè è quella sorta di “cugina” o “zia” ideale, perché il problema di queste figure che poi loro vanno un po’ oltre, invece qui si riesce a mettere un limite del tipo io arrivo fin qui, passo la palla al professionista se intravedo delle…

[Arianna] – Cose che le cugine e le zie talvolta non fanno!

[Ridono, NdR]

[Anna] – No, senza sparare contro la categoria, che sono preziosissime anche loro, però c’è un po’ una marcia in più, diciamo.

[Diana] – Sì, ecco, diciamo che, secondo me, riconoscere il limite è veramente fondamentale, perché ci sono veramente delle situazioni in cui va riconosciuto dove ti devi fermare e dove si richiede che comunque la competenza sia di un altro livello. Infatti, una cosa che promuoviamo tantissimo – al di là dei consigli che possono venire dalla nostra esperienza personale, da quello che abbiamo imparato nei corsi di formazione – è far conoscere alle mamme dove recarsi in più vicino, dove dove possono essere comode e incontrare persone competenti. Quindi i consultori piuttosto che, insomma, persone sul ter che possono incontrarle, qualora magari noi non siamo vicine o comunque hanno quella necessità.

[Anna] – Beh, penso che sia una figura molto preziosa. È bello che siamo riusciti a raccontarla anche in modo un po’ più approfondito, anche perché poco fa prima di iniziare a registrare, Arianna, mi raccontavi che eri al telefono, e hai ricevuto mille telefonate. Io penso che, magari, alcune di queste telefonate una mamma peer le può sostenere.

[Anna] – È un bel lavoro di squadra allargato, dove ognuno ha un po’ un ruolo e sono tutti necessari questi pezzetti!

[Arianna] – È il famoso gruppo tra pari di cui abbiamo già accennato in altri momenti. È veramente un qualcuno, nel gruppo, che ha delle consapevolezze maggiori, che ci può aiutare a trovare la strada e, spesso e volentieri, lo fa anche in una maniera, tra virgolette, “efficace” – il termine efficace forse non è correttissimo, però, rispetto a un professionista che tante volte viene vissuto un po’ con questa situazione [sbilanciata; mette le mani su piani differenti, NdR].

Il mettersi sullo stesso livello in questi argomenti tante volte aiuta a trovare una chiave di lettura più spontanea, viene da dire. 

[Diana] – Assolutamente, è vero, è vero.

[Anna] – A me viene in mente l’archetipo del saggio, quello che ti dà il giusto consiglio al momento giusto. Per cui vabbè, niente, andiamo avanti

[Arianna] – Le abbiam messe dentro tutte oggi, il saggio, le zie, tutte.

[Ridono, NdR]

[Diana] – Una cosa fondamentale da ricordare è che questo tipo di aiuto è appunto un aiuto paritario, cioè noi lo facciamo assolutamente come volontariato. 

[Anna] – Era giusto sottolinearlo, in effetti. 

Allattamento e rientro a lavoro

[Anna] – Una delle grandi sfide per una mamma che allatta, tra le varie che già stiamo evocando, è sicuramente la conciliazione con il lavoro. 

Il famoso rientro al lavoro, per una mamma che vuole continuare ad allattare, è un lavoro nel lavoro.

[Anna] – E quindi vorrei chiedere, intanto ad Arianna, qualche consiglio pratico per quelle mamme che desiderano tornare al lavoro e, allo stesso tempo, vogliono continuare ad allattare; anche se so che lo spettro in base al mese in cui si è ci sono tante variabili. Però se riesci già a darci due o tre dritte!

[Arianna] – Certo, sicuramente avere bene l’idea di come sarà impostata la giornata, nel senso, perché , come dicevi te, in base al momento in cui si rientra al lavoro, in base a quante ore sto fuori eccetera, può cambiare molto la quantità di latte che ipoteticamente devo lasciare per il bimbo a casa. 

[Arianna] – Quindi avere ben chiaro come si svolge la giornata la giornata si svolge. Una cosa bella sarebbe chiedere ai datori di lavoro, anche qui, un posto idoneo, dove potersi fermare un attimo per, eventualmente, tirare o spremere manualmente il latte. Perché inevitabilmente, se c’è un allattamento ancora pieno, le ore sono tante, inevitabilmente durante l’arco della giornata bisogna fare un po’ i conti con questo ulteriore pezzettino da fare. 

[Arianna] – Apro e chiudo parentesi, proprio di una cosa tecnica. Se per caso mi tiro fuori, scusatemi, mi tiro il latte nel posto di lavoro, mi porto la mia bella borsa frigor, con i siberini, lo metto lì e io so che lì ho tutto il tempo per mantenere il mio latte in condizioni ideali, essere trasportato e riposto a casa in frigorifero. Quindi, cosa tecnica, richiedere al datore di lavoro un posto dove poter fare questa cosa qua. 

[Arianna] – E avere tanta volontà e tanto sostegno a casa, perché è veramente un grandissimo impegno, un grandissimo impegno. Queste sono un po’ le cosine tecniche.

Il tutto va sperimentato, non in maniera eccessivamente precoce rispetto al rientro del lavoro. 

[Arianna] – Ecco, questo è un consiglio che do sempre. Tante volte mi arrivano le mamme, tipo, l’altro giorno mi è arrivata una mamma e diceva “Fra due mesi devo tornare a lavorare”. Fra due mesi?

[Anna] – È un mondo!

[Arianna] – Chissà che cosa sarà! Nel senso, cioè, dobbiamo capire come poppa, come non poppa, come va, come non va, ci sarà di mezzo un’introduzione di alimenti complementari. Quindi le cose vanno viste abbastanza in prossimità. Mi vien da dire, goditela finché sei a casa, vivitela e 10 giorni prima ci iniziamo ad orientare su questa cosa qua, quindi ci iniziamo a muovere e capire un po’ come barcamenarsi in questa storia.

[Anna] – Certo. E per te, Diana, che hai lattato entrambe le tue figlie un anno e mezzo. Intanto, quando sei rientrata al lavoro e quali sono state le eventuali difficoltà che hai riscontrato?

[Diana] – Mi avete proprio fatto venire un ricordo!

[Arianna] – Un flash!

[Diana] – Un flash. Allora, io sono rientrata al lavoro, mi pare, agli 8 mesi della mia bimba grande e mi ricordo proprio questa scena di andare al lavoro con il tiralatte nello zaino e, chiaramente, non è che proprio c’erano degli spazi. Io mi ricordo di essere andata in bagno e di aver fatto così. 

Ricordo però la sensazione, non dico di disagio, però un po’ di “adesso come faccio?”, “ma magari poi mi vedono”, non è che proprio mi ricordo questo momento come roseo.

[Anna] – L’avevi condivisa questa cosa, ad esempio, con qualcuno?

[Diana] – No, no, non l’avevo condivisa. Anche qua, probabilmente, c’è un po’ anche di pressione da questo punto di vista. Comunque “sei già stata in maternità, adesso sei tornata, cioè basta, sei qua”, no? Magari, poi, era una cosa più personale che reale, non lo so, però l’ho un po’ vissuta come “vabbè, adesso non è che pure mi metto a chiedere”. Lo faccio un po’ di nascosto, un po’ come mi viene.

[Diana] – Quindi ricordo un po’ questo disagio del rientro anche un po’ nel capire come fare. Poi realmente un po’ le cose si calibrano da sole, anche perché Adele aveva già introdotto un’alimentazione complementare, insomma, si poteva gestire per quelle ore che non c’ero. 

[Diana] – E poi in realtà, anche le poppate stesse, ho sperimentato che si calibrano poi rispetto a quando ci sei e non ci sei, quindi in qualche modo comunque si fa, però non è stato semplice, sia organizzativamente parlando, sia dal punto di vista di energie. 

Perché tu stai pensando al budget, al lavoro, al discorso, però poi magari senti che “no, devo proprio andare in bagno, perché mi fa male il seno e devo svuotarlo”.

[Diana] – Quindi questo avere continuamente la testa divisa in due, ma in realtà in mille pezzettini è destabilizzante. 

[Anna] – È complesso. Anche se ci insegnano, ormai, nel mondo del lavoro che noi mamme possiamo “conciliare” mille cose. Il “multitasking” che sappiamo essere una grande fregatura, perché non esiste

[Arianna] – Esatto!

[Anna] – Semplicemente passiamo da un’azione all’altra, quindi passiamo dal valutare un budget su excel iper complesso, al “devo andare a tirarmi il latte”, che, per carità, poi ci torna buona questa capacità in altri ambiti e nella vita in generale, però magari in queste situazioni “anche un po’ meno”, per goderci anche quel processo, questa fase di vita che non è eterna!

[Arianna] – Esatto. Mi viene da aggiungere un’altra cosa che ha, invece, una grande ricchezza. Quando si rientra al lavoro lo sappiamo, nel senso, viviamo un po’ quel contrasto: da una parte, dire “Ah, che bello, vado, mi stacco un secondo”, dall’altra parte, tutta la fase del “i bimbi, con la bimba come sarà, come non starà”, e via dicendo. Tutta questa fase un po’, definiamola, del distacco.

[Arianna] – La poppata al rientro a casa, a mio parere, ha una valenza di “ci ritroviamo, ci riconnettiamo, ci riguardiamo”, e viviamo anche con maggior serenità quello che poi è il distacco del giorno successivo, il distacco del momento successivo.

Quindi l’allattamento vissuto anche con la complessità del lavoro può essere una grande ricchezza nei momenti in cui poi ci ritroviamo.

[Anna] – Molto bella questa cosa perché, effettivamente, ti aiuta la prospettiva, a rivedere la cosa in prospettiva e quindi anche a godertela anche di più, certo.

Una parola per descrivere la storia di allattamento

[Anna] – Diana, se dovessi descrivere queste e questa tua storia di allattamento in una sola parola, quale sceglieresti?

[Diana] – Allora, io sceglierei – sembra banale, ma ha delle sfaccettature interne – sceglierei la parola meraviglia. Non solo nel senso di bellezza, che comunque ha una grande percentuale, molto alta come componente in questo concetto. Ma anche nell’altra parte che è lo stupore.

Lo stupore in senso positivo che questa esperienza mi ha fatto vivere, perché, nonostante io avessi provato comunque a capire, a informarmi prima, non ero preparata a questa avventura.

[Diana] – E comunque, nonostante tutti i vari piccoli problemini da risolvere, da gestirsi nella quotidianità, eccetera, è un’esperienza veramente totalizzante.

Mi ha fatto proprio riscoprire quella meraviglia del bambino che vede o sperimenta qualcosa per la prima volta, però da adulta, quindi un grande stupore e un grande amore.

[Diana] – Posso dire, ormai l’ho detto tante volte che mi sono innamorata dell’allattamento, però è stata veramente una delle esperienze più belle della mia vita.

[Anna] – Sì, diciamolo! Grazie, grazie mille!

[Diana] – Grazie a voi. Grazie mille!

[Anna] – Arianna, ti è venuta in mente una parola, invece, per definire la storia di allattamento di Diana? 

[Arianna] – Sì, cerchio di mamme!

[Diana] – Bello!

[Arianna] – Che penso che sia una delle potenze più grandi che abbiamo a disposizione.

[Un cerchio di mamme] che dobbiamo andare un po’ a cercarci ma, una volta che troviamo, ci rendiamo conto che quando le donne si mettono in cerchio è tanta roba.

[Anna] – Grazie, grazie a entrambe per questa bella condivisione! 

[Diana] – Grazie mille a voi. 

[Anna] – Grazie Diana e grazie Arianna!

Credits

Grembo, racconti di pancia” è un podcast di Anna Acquistapace ed è sostenuto da Nidi Fioriti, una Fondazione che si impegna per trasformare il benessere dell’infanzia in un gesto collettivo.

Musiche © Pablo Sepulveda Godoy

Produzione video © Andrea Sanna

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